Segni di compassione
Curated by Miggs Burroughs
Curated by Miggs Burroughs
La mostra «Segni di compassione» accoglie chi entra in uno spazio raccolto, dove l’arte parla attraverso il silenzio e il gesto. Al centro di questa galleria ci sono 30 ritratti lenticolari dell’artista americano Miggs Burroughs: in ciascuno una persona diversa esegue, nella lingua dei segni americana (ASL), una parola o una frase di una poesia di Emily Dickinson che tocca nel profondo. Accanto ai ritratti, un’opera scultorea di Mark Yurkiw — la Ruota del mantra — trasforma le parole di Dickinson in un mantra da toccare, e porta l’esperienza anche sul piano fisico.
Mentre si passa davanti a ogni opera, la stampa lenticolare crea l’illusione del movimento: gesti lievi e poetici si aprono come versi di una poesia viva. Questi ritratti non rappresentano soltanto: eseguono. Al cambiare del punto di vista l’opera si muove davvero sotto gli occhi, e la fotografia ferma diventa un’esperienza di empatia in movimento. Tutto nasce dalla poesia di Dickinson, che il tempo non consuma:
Se riuscirò a impedire a un cuore di spezzarsi,
non avrò vissuto invano;
se allevierò il dolore di una vita,
o calmerò una pena,
o aiuterò un pettirosso svenuto
a tornare al suo nido,
non avrò vissuto invano.
La mostra diventa così una lettura di poesia in silenzio, fatta di segni e non di suoni — un invito ad assistere alla compassione in movimento senza bisogno di parole dette.
Lo spazio è pensato per una concentrazione quieta: luce morbida, ambienti aperti, nulla che distragga. Chi entra è invitato a rallentare, a guardare, a lasciar posare ogni gesto nel cuore come un verso.
«Segni di compassione» non è soltanto una mostra. È un momento umano condiviso — un messaggio di solidarietà, di differenza e di cura, affidato alla forza universale dell’empatia.






























