Ivan KorshunovGalleria I

Serie «Surrogati»

Ivan Korshunov è uno di quegli artisti che sanno leggere il presente per mezzo della pittura; pensano per immagini e possiedono qualità professionali rare. Usando la tecnica tradizionale della pittura a tre strati e la foglia d’oro, da perfezionista qual è, costruisce composizioni pensate e ordinate, in cui nulla è casuale. Osserva il presente, lo sente, lo capisce, e lo giudica con lo sguardo sano di un tradizionalista: qualcuno lo prenderà magari per un cavaliere medievale in armatura seduto davanti a un computer ultimo modello. Ma è proprio la memoria culturale e storica di Korshunov — che non è soltanto pittore, ma anche studioso di pittura bizantina — a rendere speciali le sue opere. Il suo nuovo progetto, «Surrogati», segue le tracce lasciate dalla realtà virtuale nei diversi ambiti dell’esistenza e guarda alle grandi sostituzioni di concetti e di immagini nel mondo dell’informazione, come se fosse riuscito a dare corpo visibile a quella parola oggi tanto usata: simulacro. Secondo alcuni filosofi francesi — Georges Bataille, Gilles Deleuze, Jean Baudrillard — viviamo da tempo in un mondo di simulacri e di surrogati, in un’epoca di simulazione totale, in un mondo che parla doppio. Il mondo intorno a noi cambia in fretta, ogni giorno. Per l’uomo di oggi le premesse con cui si percepisce la realtà sono sempre di più. Gli avvenimenti recenti su scala mondiale — prima la pandemia, durante la quale il progetto è nato, poi le operazioni militari — correggono ancora il modo di capire come funziona la società, i rapporti fra le persone e fra i paesi, e costringono a ripensare i flussi di informazione e le forme della comunicazione, cambiando l’ordine di vita a cui eravamo abituati. A molti cambiamenti ci siamo abituati, ma ad altri non riusciamo a rassegnarci. Da un lato il progetto porta un’ironia amara sui valori e sui simboli della società globale dei consumi, che ha sostituito la realtà con surrogati — di relazioni, di cibo, di oggetti, di informazione, di arte — e dove la persona stessa diventa in parte simulacro; dall’altro resta la domanda inquieta sul vicolo cieco, sul crollo possibile: «Il funerale della globalizzazione». I bambini che giocano alla guerra nel quadro «Soldati del Terzo Mondo-1», dipinto nel 2020, sembrano aspettarsi la realtà di un altro mondo, a cui forse dovremo ancora adattarci. Sul piano visivo e plastico il progetto si divide in due parti: alla lettura ironica e allegra dei lavori su fondo oro si oppone la «serietà» di quelli su fondo scuro, e questo riflette per immagini la doppiezza e la mutevolezza del tema scelto. Lo spazio di senso dei quadri dipinti due anni fa può in alcuni casi avere altri risvolti accanto alle letture attuali, e questo non riguarda più l’intenzione originaria dell’autore, ma la vita autonoma delle opere nel tempo storico. Nonostante tutto, l’uomo resta nello spazio della società dei consumi, fra i surrogati che se ne impadroniscono, e questo rimane un tema naturale di riflessione. Nei paradigmi di una realtà che cambia in fretta torna a farsi sentire la domanda di un tempo: chi siamo in questo mondo, e che cosa siamo. Ivan Korshunov ne è convinto: «L’essenza dell’uomo, la sua origine e il suo scopo, il suo posto nel mondo sono sempre stati e restano i problemi principali della filosofia, della religione, della scienza e dell’arte». Vladimir Nazanskij, curatore del Museo Erarta

Serie «Alter Ego»

Come dice Ivan Korshunov, questo progetto è una meditazione su che cosa sia per un uomo il proprio alter ego, la propria essenza segreta. Spesso non siamo nemmeno consapevoli della nostra seconda natura, e delle qualità dell’anima che stanno nascoste in fondo a noi e si manifestano soltanto in certi momenti inspiegabili della vita. La seconda natura può spegnere in un uomo la qualità della luce e spingerlo in un angolo da cui non saprà uscire. Può trasformare un adulto, con la sua esperienza e la sua saggezza, in una specie di bambino incapace di agire con decisione in una situazione critica, oppure far emergere una sessualità aggressiva fino ad allora nascosta. A volte cerchiamo di non soffermarci su ciò che ci è sgradevole, e così non facciamo che rimandare la soluzione. Per un adulto è difficile superare la barriera del sapere accumulato o dell’esperienza di vita, e credere a qualche manifestazione miracolosa dell’esistenza. Per un bambino è molto più facile.

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