Anton KuznetsovIncontro con il Cavaliere Bianco · 2022-2023
(dalla serie «Fiabe diverse»)
Olio su tela · 120 × 107 cm

Nel libro «Alice nel Paese delle Meraviglie» di Lewis Carroll ognuno vede, come in uno specchio, quello che ha dentro di sé. È un libro che funziona da cartina di tornasole e mostra chi sei: pragmatico, poeta, materialista o sognatore. Carroll sviluppa l’idea che sia necessario credere ai miracoli. Senza di loro la vita perde il suo senso, diventa monotona

e grigia. C’è un’ipotesi secondo cui in questa fiaba sarebbero cifrate informazioni su altre dimensioni. Basta decifrare il codice e supererai le leggi del tempo e dello spazio. Il Paese delle Meraviglie è un mondo capovolto. Le persone e le cose non sono quelle che siamo abituati a vedere nel mondo reale. Questo libro è pieno di enigmi, rebus, sciarade e rompicapi. «Alice nel Paese delle Meraviglie» è stato tradotto in moltissime lingue e ogni traduzione è unica. Per me anche questa è una traduzione del libro in una lingua nuova, quella plastica della pittura. Ne è venuta fuori una fantasia libera sul tema di Alice. Mi affascina l’immagine del misterioso giardino all’inglese, e l’ho scelto come scena dell’azione. Il giardino all’inglese è spesso diviso da muri di mattoni in una somma di giardini, e la mia Alice si affaccia nei giardini-labirinto, ci vaga dentro e incontra personaggi diversi. Non mi ero posto il compito di illustrare: sono piuttosto segni e allusioni ai partecipanti e agli eventi. Il Bruco, simbolo della trasformazione della materia, si trasforma in farfalle; Humpty Dumpty diventa un uovo d’oro volante, embrione dell’universo, simbolo del creato. Il cavaliere sgangherato si fa guerriero, e viene in mente la teoria della relatività e le parole della Regina Rossa: «Qui, vedi, bisogna correre più che si può per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte, devi correre almeno il doppio più veloce!»

Per me era importante che la bambina fosse in movimento, come nel libro stesso c’è movimento continuo: violazione delle leggi fisiche, scarti di scala, deformazione, proporzioni rotte. Di solito una fiaba per bambini è la storia della lotta dei buoni contro il male e della vittoria finale su di esso. Tutto semplice, logico, chiaro. L’Alice di Carroll finisce invece in un vero e proprio regno dell’assurdo, dove non si capisce perché esistano certe cose né chi sia chi. E la stessa Alice non è una bambina del tutto comune: ha le sue idee sulla vita e la sua esperienza. Per questa serie di quadri ha posato mia figlia, che a modo suo è anche lei un’Alice di oggi — altrettanto curiosa, un po’ sfacciata e ostinata nel suo desiderio di passare per la porta, a dispetto delle proporzioni. Come Alice, pensa che «pochi trovano l’uscita, alcuni non la vedono nemmeno quando la trovano, e molti non la cercano affatto» — ma l’uscita c’è di sicuro.

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